Prolasso urogenitale e rettale: segni, diagnosi e trattamenti

prolasso urogenitale e rettale

prolasso urogenitale e rettaleNel prolasso urogenitale e rettale gli organi della zona pelvica perdono il loro sostegno e scendono oltre i loro limiti anatomici naturali del bacino. Il cedimento del pavimento pelvico (struttura anatomica deputata al contenimento degli organi pelvici) è la principale causa e può coinvolgere strutture come la vescica, l’utero, il retto o interessare la totalità questi organi interni. causando alterazioni funzionali che generano una forte sintomatologia.

Definizione e classificazione

La classificazione di questi prolassi fa riferimento principalmente alla sede e alla gravità. La gravità viene generalmente valutata mediante una Classificazione di Baden-Walker o più di frequente con il sistema di Pelvic Organ Prolapse Quantification (POP-Q), che permettono una definizione più precisa e oggettiva del grado di dislocazione.

Sintomi del prolasso urogenitale 

I sintomi del prolasso urogenitale e rettale sono estremamente variabili, influenzati spesso dalla entità del prolasso e dall'età del paziente che produce condizioni anatomiche predisponenti. Tra i sintomi più comuni ci sono la sensazione di pressione nell'area pelvica, ingombro vaginale che spesso peggiorano con il tipo di lavoro e l’attività fisica a fine giornata. Nelle donne, queste manifestazioni sono accompagnate a disuria, una sensazione di incompleto svuotamento della vescica, incontinenza urinaria o fecale. Nei casi di prolasso rettale, i pazienti possono segnalare disturbi come stipsi cronica, masse visibili o palpabili che si possono notare nel corso di lavaggi, durante la cura dell’igiene intima o nel corso della visita specialistica, accompagnate a sensazioni di gonfiore o pressione nell'area anale. I sintomi interferiscono significativamente con le attività quotidiane e compromettono la qualità della vita, creando un impatto psicosociale significativo.

Diagnosi del prolasso urogenitale e rettale

La diagnosi del prolasso urogenitale e rettale richiede un approccio multidisciplinare che combini metodologie cliniche, tecniche strumentali e studi di imaging per ottenere una valutazione accurata delle strutture coinvolte. Il punto di partenza, come sempre, consiste in una raccolta dettagliata della storia clinica, concentrandosi sui sintomi riportati dal paziente. Successivamente, l'esame è obiettivo fondamentale per individuare visivamente o tramite manovre specifiche come l’aumento della pressione endoaddominale, (manovra definita ponzamento), eventuali sporgenze, alterazioni, presenti nella vagina, e nel retto.
Indispensabile per una corretta valutazione, il ricorso a indagini strumentali di imaging come l’ecografia pelvica o transperineale, che permettono di vedere la forma delle strutture coinvolte. La risonanza magnetica del bacino, però, rappresenta il gold standard in quanto offre dettagli anatomici e topografici molto precisi, unitamente alla RMN defecografica.
L’esecuzione di test funzionali come gli studi urodinamici e la manometria anale permettono di evidenziare possibili alterazioni della funzione sfinterica e delle pressioni durante le diverse fasi di respiro e di sforzo. Questi esami sono di supporto alla diagnosi differenziale e alla definizione del grado di severità del prolasso.

Prolasso urogenitale: rimedi e opzioni di trattamento

L’approccio iniziale include principalmente misure non invasive volte a migliorare la qualità della vita riducendo i sintomi e rallentare la progressione della malattia. Modificare lo stile di vita rappresenta una strategia valida per ridurre la pressione intra-addominale come agire sulla gestione del peso corporeo riducendolo ove necessario e adottando un approccio nutrizionale con una dieta ricca di fibre per prevenire la stipsi.

L’adozione di programmi di fisioterapia pelvica nel prolasso rettale e pelvico riconosciuti come efficaci nel migliorare la tonicità muscolare e sostenere gli organi coinvolti rappresenta un valido presidio. L’uso di dispositivi come pessari anelli diverso materiale e forma se inseriti vagina offrono supporto agli organi prolassati migliorando la stabilità pelvica.

Opzioni di trattamento chirurgico

Le opzioni di trattamento chirurgico del prolasso rettale e urogenitale e rettale sono una parte importante nella gestione di questa affezione, soprattutto nei casi in cui le terapie conservative non funzionano o non sono sufficienti. La chirurgia si propone come obiettivo quello di ripristinare la normale anatomia e funzione delle strutture coinvolte, alleviando i sintomi e migliorando la qualità della vita del paziente. Le tecniche chirurgiche prevedono un approccio transvaginale, transrettale o più di recente con tecniche mininvasive in laparoscopia. Tra le procedure più usate ci sono la colporrafia anteriore e posteriore, che rafforza le pareti vaginali o il ricorso a plicature dei piani muscolari pelvici utili a sostenere gli organi pelvici. La riparazione può essere associata all'uso di protesi sintetiche o biologiche per migliorare la stabilità della struttura specialmente nei casi di prolassi avanzati o recidivanti. L’uso delle protesi comporta un rischio di complicanze maggiori come possibili infezioni erosioni e dolore pelvico cronico, quindi va attentamente valutato. La scelta dell’intervento va contestualizzata considerando età tipo di attività, condizioni generali.

Complicazioni e prognosi

Tra le complicazioni più comuni ci sono infezioni urinarie recidivanti, l’incontinenza urinaria o fecale, ritenzione acuta di urine, dolore pelvico cronico.

Per quanto riguarda la prognosi, essa dipende essenzialmente dalla gravità iniziale del prolasso, dalla tempestività dell’intervento terapeutico e dalla presenza di fattori di rischio associati quali età avanzata, traumi o precedenti interventi chirurgici pelvici. La possibilità di recidive è presente specialmente in assenza di corrette misure preventive e di follow-up accurati post-trattamento. 

Età e fattori di rischio

Le differenze biologiche tra maschi e femmine influenzano sensibilmente sia la genesi che il decorso della malattia (le donne sono predisposte in relazione a gravidanza e parto, che  possono creare alterazioni biomeccaniche sulla stabilità del pavimento pelvico e menopausa). La gravidanza esercita uno stress biomeccanico non indifferente sui piani pelvici, facilitando l'ipotrofia del tessuto connettivo e indebolendo i muscoli pelvici. Il parto, soprattutto se traumatico o prolungato, aumenta il rischio di alterazioni strutturali essenziali per mantenere gli organi in posizione. La menopausa contribuisce a una riduzione dei livelli di estrogeni, causando la perdita di tonicità dai tessuti di supporto che diminuisce la resistenza sia alle forze gravitazionali che a quelle funzionali. Inoltre, l'età avanzata è un fattore di rischio intrinseco, poiché con l'invecchiamento si verifica una naturale riduzione dell'elasticità tissutale e della forza muscolare. Esistono ulteriori fattori di rischio modificabili come, obesità, stitichezza cronica, che favoriscono il prolasso o ne peggiorano la gravità.
 

Metodi per il follow-up e la prevenzione delle ricadute

La pianificazione di un follow-up strutturato nel tempo consente il monitoraggio clinico del percorso terapeutico e la valutazione dell'efficacia della terapia. I controlli devono essere programmati a intervalli regolari, generalmente ogni tre mesi dall'intervento.

Il follow-up include sia una accurata valutazione oggettiva da parte del medico specialista sia esami clinici che valutano la presenza di cambiamenti, con strumenti diagnostici come l'indagine ecografica, manometria, video cistoscopia ove indicato. Per prevenire le recidive, è molto importante educare il paziente sulle giuste abitudini di vita, controllare il peso, evitare sforzi e gestire la stitichezza sintomo spesso presente in questa tipologia di malattia. Esercizi per il pavimento pelvico, possono aiutare a rinforzare i muscoli e migliorare la stabilità dei tessuti. In alcuni casi, si possono consigliare interventi preventivi o sedute di fisioterapia specifica per mantenere i risultati ottenuti con l’operazione o in modo conservativo.

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