Sclerosi del collo vescicale: cause, sintomi, trattamenti e operazione chirurgica

Sclerosi del collo vescicale

 

Sclerosi del collo vescicaleLa sclerosi del collo vescicale è una malattia legata ad un progressivo indurimento fibrotico della muscolatura e della mucosa nella porzione identificata come collo vescicale, con conseguente alterazione della funzionalità del passaggio delle urine tra la vescica e l’uretra. Questa modifica strutturale può avvenire in risposta a diversi agenti patologici, come l’insorgenza di infiammazioni croniche, operazioni precedenti, causando un’instabilità funzionale che genera sintomi urinari importanti.

Le cause della sclerosi del collo vescicale coinvolge principalmente un’infiammazione cronica che induce un’attivazione dei fibroblasti con successiva deposizione di tessuto fibroso riducendo così l’elasticità ed il potere distensivo dell’area interessata; tale processo fibrotico determina alterazioni nel normale meccanismo riempimento-svuotamento della vescica compromettendo quindi la funzionalità dell’organo.

Inoltre, l’insulto infiammatorio cronico può danneggiare i nervi periferici e centrali che innervano la regione pelvica, contribuendo a un quadro di disfunzione neurogena. La presenza di un’area fibrotica resistente al rilassamento può favorire modificazioni strutturali e funzionali, aggravando la sintomatologia e compromettendo la capacità vescicale di contrarsi in modo efficiente. La predisposizione a processi infiammatori, sia di origine infettiva che autoimmune, rappresenta un ulteriore elemento di rischio per lo sviluppo di questa condizione.

Diagnosi e quadro clinico

La diagnosi della sclerosi del collo vescicale si basa su una accurata valutazione clinica e strumentale volta a identificare le alterazioni funzionali e strutturali del tratto urinario terminale. In primo luogo, l'esame obiettivo può mettere in evidenza sintomi riferiti dal paziente, ma non fornisce indicazioni sufficienti per una diagnosi definitiva. Pertanto, sono fondamentali indagini specifiche dedicate come l'urodinamica, che permette di analizzare la funzionalità vescicale e dello sfintere vescicale, evidenziando alterazioni della capacità di riempimento e svuotamento. Questo esame fornisce dati quantitativi e qualitativi, come la capacità residua, pressione detrusoriale ed eventuale presenza di contrazioni involontarie.

Ulteriori esami utili per una corretta diagnosi sono la uretrocistoscopia, un esame endoscopico da eseguire meglio se con fibroscopio digitale flessibile, per identificare direttamente eventuali stenosi, fibrosi o altre anomalie strutturali. La radiologia con cistografia o risonanza magnetica può essere utile per evidenziare deformazioni anatomiche e rapporti con strutture circostanti, contribuendo a pianificare un possibile intervento mirato. La combinazione di questi esami permette di ottenere un quadro completo e preciso dello stato del collo vescicale.

Il quadro clinico associato a questa patologia varia a seconda della gravità e del livello di ostruzione o fibrosi. I sintomi più frequenti sono difficoltà nella minzione, sensazione di svuotamento incompleto, frequente bisogno di urinare e in alcuni casi incontinenza spesso da urgenza. La valutazione oggettiva della funzionalità vescicale attraverso uroflussometria e analisi delle abitudini minzionali, aiuta a confermare la presenza di disfunzioni e a definire l'entità della compromissione. La correlazione tra i dati clinici e gli esami diagnostici consente di stabilire un piano terapeutico adeguato, valutando l'opportunità di interventi chirurgici o trattamenti conservativi in modo da migliorare la qualità di vita del paziente e prevenire complicanze più gravi.

I sintomi della Sclerosi del collo vescicale 

 I sintomi principali includono un intenso stimolo pressante a urinare, spesso accompagnato da sensazioni di fastidio e disagio nel basso ventre. Questa condizione si manifesta frequentemente con un’aumentata frequenza urinaria durante il giorno e in alcuni casi con la necessità di urinare più volte durante la notte compromettendo significativamente la qualità della vita del paziente. La presenza di una riduzione della capacità pressoria della vescica può tradursi in episodi d’incontinenza urinaria, specialmente in fase avanzata, dovuti alla perdita di controllo sulla funzione vescicale. La rigidità del collo vescicale ostacola il normale svuotamento, favorendo la percezione di residuo post-minzionale elevato, che può indurre infezioni ricorrenti del tratto urinario. Talvolta si verificano anche dolore o fastidio durante la minzione, ascrivibili a un’irritazione delle vie urinarie o a processi infiammatori secondari. L’insieme d queste manifestazioni sintomatiche che tendono ad evolversi nel tempo, richiede un’attenzione clinica particolare per differenziarle da altre condizioni urodinamiche e strutturali. La diagnosi precoce di questi sintomi permette di intervenire prima che si sviluppino complicanze più serie come infezioni ricorrenti o danni renali, garantendo così miglioramento complessivo dell’out come terapeutico e qualità vita paziente.

Opzioni terapeutiche non chirurgiche

Le opzioni terapeutiche non chirurgiche sono una parte importante nella gestione della sclerosi del collo vescicale, soprattutto nelle sue prime fasi o in casi dove si preferisce un approccio conservativo. Tra le strategie principali ci sono i farmaci e le misure comportamentali per migliorare i sintomi e rallentare il progredire della malattia.

La terapia farmacologica si basa sull’uso di agenti che modulano la funzione del muscolo detrusore e migliorano la capacità di conservare la minzione. In particolare, vengono impiegati anticolinergici, che riducono la contrattilità del muscolo vescicale, alleviando sintomi come l’urgenza e la frequenza minzionale eccessiva. In alcuni casi, possono essere prescritti farmaci alfa litici utili a facilitare il rilascio del collo vescicale oppure altre molecole che agiscono sul sistema nervoso autonomo.

Le misure comportamentali come il training vescicale aiutano il paziente a regolare le frequenze delle minzioni riducendo l’impatto delle alterazioni funzionali. Inoltre, tecniche come fisioterapia pelvica e riabilitazione del pavimento pelvico contribuiscono a rafforzare il muscolo e migliorare il controllo urinario.

Altre opzioni non farmacologiche includono la stimolazione nervosa, come stimolazione del nervo tibiale posteriore, che può migliorare la funzione vescicale attraverso una modulazione neurologica. Questa tecnica non invasiva viene spesso riservata ai pazienti che non rispondono adeguatamente ai farmaci o che presentano controindicazioni ad altri trattamenti. Infine, un monitoraggio accurato e una rivalutazione periodica sono indispensabili per adattare il piano terapeutico alle variazioni cliniche, garantendo così una gestione personalizzata e ottimale dei sintomi con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita del paziente e prevenire complicanze più gravi.

Sclerosi del collo vescicale, intervento chirurgico: approcci, indicazioni e risultati

Le terapie mediche per la sclerosi del collo vescicale mirano a rilassare la muscolatura mediante l’assunzione di molecole per via orale, gli alfa-bloccanti, come Tamsulosina, rilassano la muscolatura liscia del collo vescicale, facilitando il passaggio dell'urina. Non risolvono la sclerosi ma ne alleviano i sintomi. 

L’intervento chirurgico rappresenta spesso l’ultima risorsa nei casi di sclerosi del collo vescicale in cui le terapie conservative risultano inefficaci o inadatte. Tra gli approcci più diffusi, la resezione transuretrale del collo vescicale (TUR) o l’incisione del collo TUIP. La scelta dell’approccio chirurgico dipende da diversi fattori, tra cui gravità dei sintomi, presenza di complicanze come stenosi o infezioni ricorrenti, compromissione funzionale della vescica, inadeguata risposta alla terapia medica. L'obiettivo principale è ripristinare il normale funzionamento dello sfintere uretrale e migliorare la capacità vescicale riducendo contemporaneamente dolore favorendo una migliore qualità di vita del paziente. Le indicazioni all’intervento si basano su una valutazione clinica accurata comprendente studi urodinamici, imaging endoscopici che attestino l’incapacità del trattamento conservativo di ridurre i sintomi o prevenire le complicanze. La tecnica chirurgica scelta deve inoltre tenere conto delle caratteristiche anatomiche del paziente e delle eventuali condizioni concomitanti come infezioni o altre alterazioni del tratto urinario inferiore.

Terapie Endoscopiche e Chirurgiche

  • Incisione trans uretrale del collo TUIP: procedura endoscopica che si realizza eseguendo una o più incisioni nel tessuto del collo vescicale per ottenere un allargamento. Può indurre eiaculazione retrograda.
  • Laser (Olmio/Tulio): stessa procedura ma con l’utilizzo di fibre laser per eseguire incisioni precise, riducendo al minimo il sanguinamento e l'impatto sulla funzione eiaculatoria, specialmente nei pazienti più giovani.
  • ITIND: un dispositivo di recente introduzione che viene inserito nell'uretra prostatica e nel collo vescicale. Dopo 5-7 giorni, si rimuove, avendo ottenuto un rimodellamento del tessuto e migliorato il flusso urinario, con un ottimo profilo di sicurezza e conservazione dell'eiaculazione. 
  • Optilume: per la sclerosi del collo vescicale rappresenterà una delle frontiere tecnologiche più rilevanti. Nato per le stenosi uretrali, il suo impiego per il collo vescicale è oggi consolidato. Optilume è un palloncino medicato a doppia azione, la prima consiste in una dilatazione meccanica. Il palloncino viene gonfiato in corrispondenza del restringimento sclerotico, creando delle micro-fessure nel tessuto fibroso. La seconda azione è legata all’effetto farmacologico. La superficie del palloncino rilascia Paclitaxel, un farmaco antiproliferativo che penetra nei tessuti e inibisce la ricrescita della fibrosi che induce la formazione di una cicatrice, la sua azione consente di ridurre drasticamente il rischio di recidiva. 

Altre opzioni sono la dilatazione uretrale che si pratica ambulatorialmente con delle candelette sotto controllo specialistico con lo scopo di mantenere stabile il calibro dell'uretra.

Mentre i farmaci offrono un sollievo sintomatico, le tecniche endoscopiche/minimamente invasive TUIP, Laser, iTIND, OPTILUME sono spesso necessarie per trattare la causa strutturale della sclerosi e ottenere risultati più definitivi.

I risultati ottenuti con l’intervento sono generalmente buoni, con miglioramenti significativi nella funzione vescicale, aumento del flusso urinario e una riduzione delle manifestazioni dolorose e ostruttive. Gli esiti dipendono dalla corretta selezione del paziente, dall’esperienza del chirurgo e dalla corretta gestione peri operatoria. Non raramente sono necessari interventi di secondo livello o trattamenti riabilitativi postoperatori come l’uso di farmaci o tecniche fisioterapiche per consolidare i benefici ottenuti.

Le complicanze postoperatorie possono includere stenosi uretrale, infezioni del tratto urinario e in casi più rari disfunzioni sfinteriche persistenti.

Sclerosi del collo vescicale rischi e complicanze: gestione postoperatoria.

Tra le complicanze più frequenti troviamo infezioni del tratto urinario, sanguinamenti ematoceli, fistole uretro-vescicali, stenosi uretrale e possibile recidiva.

La gestione postoperatoria comprende il monitoraggio stretto delle funzioni urinarie l'adozione di terapie antibiotiche profilattiche ed uso del catetere vescicale se necessario, per garantire buona cicatrizzazione, prevenire complicanze infettive o ostruzioni È fondamentale educare il paziente ai segnali allarme come febbre dolore persistente sanguinamento che richiedono tempestivo intervento medico.

In alcuni casi possono rendersi necessari interventi ripetuti o trattamenti complementari come dilatazioni uretro-vescicali oppure posizionamento di stent per affrontare stenosi o altre complicanze meccaniche.

La stabilità o il deterioramento delle funzioni vescicali devono essere attentamente valutati mediante controlli urodinamici e follow-up clinici per individuare tempestivamente eventuali recidive o complicanze. La gestione postoperatoria include visite periodiche, esami strumentali e un’attenta osservazione per prevenire infezioni o successivi sviluppi di ostruzioni.

Conclusione

La sclerosi del collo vescicale è una condizione complessa, caratterizzata da un processo fibrotico che interessa il collo della vescica, spesso secondario a lesioni infiammatorie croniche o danno neurogeno. Questa alterazione fisiopatologica determina riduzione della compliance del complesso cervico-uretrale con ostruzione funzionale al flusso urinario, generando sintomi che compromettono significativamente la qualità di vita del paziente. La diagnosi si basa su esami urodinamici, imaging e valutazioni endoscopiche che permettono d’identificare stenosi e fibrosi.

Le cause della sclerosi del collo vescicale sono molteplici: processi infiammatori cronici, traumi, interventi chirurgici precedenti condizioni neurologiche come lesioni midollari spinali o sclerosi multipla. Lo sviluppo avviene attraverso un’evoluzione infiammatoria che protraendosi nel tempo, favorisce la formazione di tessuto fibrotico compromettendo la funzionalità della muscolatura del detrusore del tratto periuretrale. Questa molteplicità d fattori sottolinea l’importanza d un’accurata valutazione clinica per instaurare trattamento mirato.

I sintomi più comuni sono una minore capacità della vescica, più bisogno di urinare, sensazione di non aver finito e in alcuni casi, difficoltà a trattenere le urine con possibili complicazioni come infezioni recidivanti o alti residui post-minzionali. La gestione terapeutica si divide in approcci conservativi come le terapie mediche, mediante l’assunzione di rilassanti muscolari e antinfiammatori o con interventi chirurgici mirati, quando le opzioni farmacologiche non funzionano o quando la stenosi danneggia gravemente la funzione vescicale. La chirurgia può usare tecniche di resezione, incisione o dilatazione della stenosi, con risultati spesso buoni nel ripristinare la continenza e diminuire i sintomi.

Le complicazioni dopo l'operazione possono includere sanguinamenti infezioni e in alcuni casi recidive della stenosi. Una buona gestione della fase post-operatoria e un giusto controllo, sono importanti per vedere se l'intervento ha funzionato bene e per agire subito se ci sono problemi. La prognosi è generalmente buona soprattutto quando si usa un approccio multidisciplinare e si fa una diagnosi precoce, riducendo il rischio di peggioramento funzionale.

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