Orchite e orchiepididimite

Orchite

L’orchite è un’infiammazione che può interessare uno o entrambi i testicoli e le cause possono essere le più varie.

Tutti i maschi hanno spesso sentito dire che quando ci si ammala di orecchioni si rischia di vedere compromessa la propria fertilità. Questa eventualità, è legata al danno del virus, che può localizzarsi oltre che nella ghiandola parotide, anche a livello testicolare.

Ovviamente la sterilità si manifesta solo quando vengono colpiti contemporaneamente entrambi i testicoli; in realtà, questa evenienza risulta fortunatamente assai rara. Altre cause che possono determinare un’infiammazione testicolare sono generalmente legate ad infezioni di tipo batterico, come accade nelle malattie trasmesse sessualmente.

 

Le Cause di Orchite

Le cause più frequenti di orchite sono di natura batterica o virale. L’orchite batterica inizia usualmente da un’infiammazione dell’epididimo, una piccola struttura posta al di sopra del testicolo, che raccoglie gli spermatozoi, creando una epididimite. Poiché l’epididimo è collegato al testicolo mediante dei micro condotti che si prolungano sino al dotto deferente, si realizza una infiammazione, chiamata orchiepididimite. La causa scatenante è legata all’infezione presente a carico dell’uretra o anche nella vescica, che, per condizioni di alta pressione, possono far refluire germi patogeni nel dotto deferente e, a seguire, nell’epididimo. La fascia d’età più colpita va dai 18 ai quarant’anni.

Cause non infrequenti di orchite, sono relative a manovre strumentali, come il cateterismo vescicale o ad interventi chirurgici endoscopici a carico dell’uretra, della prostata o della vescica.

Si parla di orchite virale quando ci si trova di fronte a una parotite, ossia gli orecchioni. Circa il 30% di pazienti con parotite può avere come complicazione una orchite entro la prima settimana dall’insorgenza della malattia. Vanno incontro più facilmente a parotite e quindi alla sua complicanza: i soggetti non vaccinati per gli orecchioni; i soggetti di età maggiore ai quarant’anni; persone che hanno infezioni ricorrenti dell’apparato urinario o in caso di recente intervento chirurgico a carico dell’apparato urinario. Il rischio di orchiepididimite aumenta qualora si abbiano delle malattie sessualmente trasmesse, oppure se si hanno rapporti non protetti o in caso di partner che abbia una malattia sessualmente trasmissibile, o se si hanno molti partner.

Orchite

I Sintomi dell’Orchite

La sintomatologia è variabile, da lieve a molto grave. Si possono avere tracce di sangue nello sperma, la cosiddetta emospermia (con perdite variamente colorate dall’uretra, giallo verdastre, associate o meno a stato febbrile, dolore di intensità variabile a carico del testicolo, una tumefazione evidente a carico della coda o di tutto il testicolo), con  sintomatologia dolorosa che porta con urgenza il paziente alla visita specialistica, spesso con la malattia in stato avanzato.

Gli esiti di una orchiepididimite sono rari, il più delle volte, se ben curata, regredisce completamente senza lasciare complicazioni; è per questo che bisogna agire tempestivamente. Altre volte può esitare in una oligoastenospermia, ossia una diminuzione significativa della quantità e della qualità del liquido seminale; raramente e solo se bilaterale, induce una sterilità completa.

Casi gravi e non curati di orchite, invece, possono evolvere in ascessi del testicolo, che fistolizzano allo scroto ed esitare, se bilateralmente, in atrofia testicolare bilaterale.

 

La diagnosi

La diagnosi di orchite prevede una corretta anamnesi, per individuare: il rischio di malattie sessualmente trasmissibili, il rischio di un contagio parotitico. Poi è necessario eseguire un esame obiettivo, per individuare: la presenza o meno di linfonodi reattivi a livello inguinale, la presenza di una secrezione e l’eventuale colore, individuare una tumefazione al livello testicolare, la sua estensione, l’epoca e la rapidità di insorgenza. Ciò consente di porre diagnosi differenziale con altre patologie anche tumorali. È importante associare una diagnostica tempestiva, facendo eseguire un tampone uretrale per germi comuni e chlamydia trachomatis, una urinocoltura e spermiocoltura. A questi esami, vanno associate a indagini di imaging di primo livello, come un eco-color-doppler testicolare, utile per porre diagnosi differenziali con altre patologie per il monitoraggio evolutivo della malattia.

Una volta posta la diagnosi, il presidio più importante da attuare è il riposo a letto, l’uso di un sospensorio, di antiinfiammatori non steroidei e analgesici. Va previsto, eventualmente, l’uso di impacchi freddi sullo scroto e, in caso di infezione di tipo batterico, una terapia antibiotica specifica (se necessario, estesa alla coppia). È importante per prevenzione delle complicazioni vaccinarsi contro la parotite, rispettare l’igiene e le abitudini di vita, avere e privilegiare il rapporto con un solo partner (qualora si abbiano più partner, ridurre il rischio delle malattie sessualmente trasmesse, con l’uso sistematico del profilattico, che riduce drasticamente il rischio di contagio per via sessuale delle malattie). La diagnosi differenziale, va posta con la torsione testicolare, che è un evento acuto drammatico e necessita di un trattamento entro poche ore, o con le neoplasie testicolari a rapido accrescimento.

In conclusione, ogni qualvolta si avverte un dolore testicolare, o si apprezza una tumefazione testicolare, bisogna rivolgersi allo specialista andrologo per porre una corretta diagnosi, così che si possano evitare delle complicazioni, anche serie e poter   iniziare una terapia specifica il più presto possibile.

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